2.11.05

 

La “questione femminile” oggi e la rivoluzione proletaria


La recrudescenza della violenza sulla donna, in famiglia e fuori, in occidente ed in oriente (v. Cina); la schiavizzazione e la repressione violenta delle donne, nei paesi di cultura islamica, pongono in primo piano la “questione femminile”, come problema prioritario per qualunque tattica e strategia rivoluzionaria mirata all’abbattimento della società capitalistica e all’avvento del comunismo. Il livello inaudito cui è giunta l’oppressione e la violenza anti-femminili, nel mondo intero, non lascia più spazio per tergiversare, rimandare, subordinare la soluzione della “questione femminile” ad altre, ritenute “più importanti” o più “urgenti”.

Ciò comporta tutta una serie di conseguenze, tra le quali queste:
- 1. o la donna partecipa attivamente a qualsivoglia iniziativa, di organizzazione e di lotta, proletaria, oppure esse sono destinate a fallire in partenza;
- 2. qualunque movimento, di qualunque natura (culturale, sociale, politico, di lotta), e qualunque nome ed obbiettivo si prefigga (anche il più avanzato e rivoluzionario), che addirittura teorizzi, oppure solo permetta, tolleri, giustifichi, “comprenda” o sottintenda, in qualunque forma, l’oppressione femminile, è – in sé e per sé – contro-rivoluzionario, e va combattuto in quanto tale, senza mezzi termini.

L’imperialismo, come fase culminante del capitalismo, è da alcuni decenni in putrefazione. I suoi miasmi stanno mietendo milioni di vittime ogni anno, tra guerre, malattie, “infortuni” sul lavoro e fame. In occidente, l’ultima crisi si trascina da alcuni anni, tra recessione e stagnazione, intervallate da qualche spunto di ripresa momentanea, foriero di ricadute repentine. La parola d’ordine è: salvare i profitti, a tutti i costi. E il costo principale lo pagano le donne: ricacciate a casa, con le buone o le cattive, spesso con le cattive; oberate di tutti i fardelli familiari e sociali, e – al minimo cenno di ribellione – massacrate di botte.

Nei paesi “in via di sviluppo”, l’accumulazione accelerata di capitale avviene grazie allo stritolamento femminile. Nei paesi di nazionalismo e di imperialismo islamico, basati su monoproduzioni (di solito petrolio) e con scarso sviluppo industriale, l’espropriazione dei produttori diretti (contadini, pastori, artigiani) ha creato una sovrapopolazione assoluta, invece di un esercito industriale di riserva. In questo quadro la donna, non avendo alcuna funzione produttiva, ma solo riproduttiva, è ridotta a merce, schiavizzata; e le masse di diseredati vengono tenute a bada dando loro in proprietà le donne della loro famiglia, come unica loro ricchezza, e vengono inquadrate nelle moschee e nelle scuole coraniche per farne dei fedeli soldati a cieca disposizione di un pugno di rentier.

Il fenomeno che va individuato, analizzato, sottolineato, evidenziato, a livello mondiale, è l’immane travaglio delle donne, in primo luogo proletarie ed operaie, per poter resistere al peso insopportabile che incombe su di loro; e i tentativi, individuali e di gruppo, di reagire, per scaricarsi di dosso questo fardello. Vi sono milioni di esempi quotidiani in tal senso, che si attuano all’interno delle singole famiglie, delle singole case, in ogni luogo e in modo sotterraneo. Solo questo spiega l’attuale, spaventosa, recrudescenza della violenza, maschile, sociale e statale, contro la donna. La religione, tutte le religioni, anche quelle che si mascherano dietro una fasulla “laicità”, stanno collaborando in prima linea con gli avvoltoi del profitto per tenere a bada le donne, per convincerle che è il loro destino di fungere da vittime sacrificali per la salvezza di un sistema putrescente, per inculcare loro il senso di “sacrificio”, quale più alta virtù femminile.

Schieriamoci dalla parte delle donne, sosteniamo gli spunti di ribellione, di autonomizzazione e di lotta delle donne proletarie ed operaie, contro ogni forma di imperialismo, e ogni forma di “cultura” e di religione che lo sostengono; per la rivoluzione proletaria e il comunismo!

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nolvadex
 
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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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Sciopero generale, subito!

Stop agli omicidi del profitto! Blocchiamo per un giorno ogni attività. Fermiamo la mano assassina del capitale. Organizziamoci nei posti di lavoro in comitati autonomi operai con funzioni ispettive. Vogliamo uscire di casa... e tornarci!

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