27.12.07

 

Pma: "si ai test sugli embrioni"


Un'ordinanza del tribunale di Firenze accoglie il ricorso presentato da una coppia e contraddice la legge 40. «E adesso cambiare le norme»

E' lecito eseguire i test sugli embrioni da impiantare in una fecondazione assistita se c'è il rischio di trasmettere una grave malattia genetica. Lo ha deciso un giudice di Firenze con una ordinanza, che ha valore di sentenza. Il giudice ha riconosciuto le argomentazioni presentate dal legale della coppia in un ricorso contro la decisione di un istituto per la procreazione, il «Centro Demetra» di Firenze che, seguendo la legge, non aveva accettato di fare i test sugli embrioni. «La decisione scardina la legge sulla fecondazione assistita», ha detto l'avvocato Gianni Baldini, docente di biodiritto all'università di Firenze e legale dell'associazione «Madre provetta».

Protagonista del ricorso che ha portato a questa ordinanza è una coppia trentenne milanese. Lei è portatrice di una grave malattia, la esostosi, che genera la crescita smisurata della cartilagine delle ossa. «Questa malattia - ha spiegato Baldini - ha una trasmissibilità superiore al 50%, ecco perché la coppia ha chiesto il test sugli embrioni». Il giudice stabilisce anche che è lecito rifiutare il numero obbligatorio di tre embrioni se una gravidanza gemellare può mettere a rischio la salute della madre. «L'ordinanza non è revocabile - ha detto l' avvocato Baldini - quindi se il Centro Demetra non farà ricorso in appello diventerà esecutiva».

Ad esprimere soddisfazione per l'ordinanza sono state proprio le responsabili del centro fiorentino, Claudia Livi ed Elisabetta Chelo: «Questa decisione - hanno detto - apre nuove prospettive per il recupero di una autonomia decisionale del medico che sino a qui è stato sostanzialmente costretto dalla legge a una scelta terapeutica obbligata. Come si legge nel dispositivo - proseguono Claudia Livi e Elisabetta Chelo - l'operatore è tenuto a operare secondo le migliori regole della scienza in relazione alla salute della madre, come d'altra parte previsto dallo stesso codice deontologico».

Quella di Firenze è la seconda sentenza che interviene sulla legge 40. In precedenza, infatti, il tribunale di Cagliari aveva autorizzato una coppia portatrice di talassemia a fare il test sull'embrione prima del trasferimento in utero. Ma è proprio la sentenza toscana a essere ritenuta come fondamentale, visto che fa appello alla sentenza costituzionale che nel 1975 faceva prevalere i diritti della madre su quelli del nascituro.

Numerose le reazioni alla sentenza. Per l'associazione dei pazienti Amica Cicogna la decisione dei giudici crea un precedente. «Spero che questa grande importanza venga colta da tutti», ha detto la presidente Filomena Gallo, per la quale la legge 40 sulla fecondazione artificiale non è idonea in quanto sarebbe in contrasto con una sentenza costituzionale. Soddisfazione è stata espressa anche dal ministro per le Politiche giovanili Giovanna Melandri, convinta che la sentenza «dimostra che la legge 40, nel punto che riguarda il divieto di diagnosi pre-impianto, è semplicemente una legge crudele». Anche per Donatella Poretti, della Rosa nel Pugno, le linee guida della legge 40 «crollano a colpi di sentenza» e invita il ministro della Salute Livia Turco ad aggiornarle. Duri, invece, i commenti provenienti dal centrodestra. Per Isabella Bertolini vicepresidente dei deputati di Forza Italia, quella di Firenze sarebbe un'altra sentenza «contro il parlamento e contro il popolo». «Non è solo da oggi infatti - ha detto Bertolini - che una legge, votata da Camera e Senato e confermata dalla maggioranza degli italiani che, con la loro astensione hanno bocciato il referendum abrogativo, viene di fatto aggirata».

(il manifesto, 23.12.07)

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