21.2.08

 

E ora l'arcivescovo di Parigi chiede uno «statuto dell'embrione»


La richiesta dopo una sentenza della Cassazione. E Sarkozy riapre le porte alla religione nella vita pubblica. Mettendo in discussione la legge del 1905 (Anna Maria Merlo)

Alla riunione dei vescovi che si tiene a Rennes, l'arcivescovo di Parigi, monsignor Vingt-Trois, ha chiesto che venga definito uno «statuto dell'embrione». Il prelato approfitta della situazione creata dalla recente sentenza di Cassazione (il manifesto, 13 febbraio) che, rispondendo favorevolmente alla domanda di tre famiglie, ha stabilito che è possibile dichiarare allo stato civile, cioè dare un nome e considerare come una persona, un feto nato morto, qualunque sia lo stadio del suo sviluppo. Questa sentenza può fare giurisprudenza, mentre finora in Francia, in seguito a una norma del '93 e a una circolare del 2001, vigeva il criterio dell'Organizzazione mondiale della sanità, cioè un feto deve pesare almeno 500 grammi e la gravidanza deve durare almeno da 22 settimane per essere considerato un «bambino nato morto». La sentenza di Cassazione ha sollevato inquietudine, perché può essere utilizzata per rimettere in questione il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza. E, puntualmente, è quello che sta succedendo: l'arcivescovo, anche se con finta ingenuità ha affermato di non voler far riferimento all'aborto, ha però sottolineato che in Francia «l'aborto non è legale, ma è stato soltanto depenalizzato» dalle legge Veil del '75.

L'inquietudine è forte, poiché il presidente Nicolas Sarkozy sembra voler riaprire la questione del posto della religione nella repubblica. C'è stato il discorso fatto in Vaticano, prima di Natale, dove ha affermato che, per l'educazione dei bambini, «il maestro non potrà mai sostituire il parroco o il pastore». Poi il presidente ha citato dio ben 13 volte in Arabia saudita, di fronte a un regime che fa riferimento a una tendenza estremista dell'islam, i wahabiti. Dove vuole arrivare Sarkozy? si chiedono inquieti i laici in Francia. Nel libro che aveva pubblicato nel 2004, sulla questione religiosa, Sarko affermava di voler voltare pagina rispetto alla situazione del passato, fondata dalla legge di separazione dello stato dalle chiese del 1905. Più volte ha parlato di «spolverare» questa legge, di «attualizzarla». Quando era ministro degli interni (e dei culti), ha svolto un ruolo importante per la creazione del Consiglio francese del culto musulmano, un'istanza rappresentativa dell'islam in Francia. L'obiettivo di Sarkozy sembra essere una revisione della legge del 1905, per permettere agli enti locali di finanziare la costruzione di luoghi di culto (è una richiesta dei musulmani, che ne hanno meno, hanno pochi soldi e sono quindi obbligati a rivolgersi all'estero per i finanziamenti).

Negli ultimi giorni, l'Eliseo ha un po' frenato le voci sulla revisione della legge del 1905, perché l'inquietudine cresce in un paese fortemente segnato da cent'anni di sanguinose guerre di religione e dove toccare quella legge è equiparato a una vera e propria dichiarazione di guerra. Ma Sarkozy è circondato da cattolici praticanti all'Eliseo. La sua direttrice di gabinetto, Emmanuelle Mignon - tra l'altro all'origine della controversa proposta di far «adottare» un bambino ebreo deportato da ogni allievo di quinta elementare - è ex allieva dei gesuiti ed è capo scout. Inoltre, il presidente francese guarda ai neo-con Usa come modello ideologico.

(il manifesto, 20.2.08)

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