27.2.08

 

Il velo, bavaglio alla lotta delle donne turche


Quiz tranello: «Siete a favore della libertà di istruzione delle donne che si velano?» Nuovi equilibri. La «liberazione» voluta dal blocco Akp-Mhp, formato col placet dell'esercito

Istanbul. Dai tempi di Marx sappiamo che il mondo religioso non è altro che il riflesso del mondo reale. L'onnipotente «Allah» del mondo religioso è l'uomo dominante, ricco e potente di questo mondo. Il velo non lega le donne a Allah, ma all'uomo. Il velo è l'annuncio più crudo e evidente del patriarcato come base delle relazioni di genere e della subordinazione delle donne agli uomini; è l'espressione dell'accettazione da parte delle donne di questa stessa subordinazione come valore supremo. (Ertugrul Kurkcu*)

La lotta secolare delle donne in Turchia per liberarsi da questa subordinazione, per trasformare la loro vita è oggi pesantemente sotto attacco da parte della santa alleanza delle «caserme-moschee-mercato-sette-lupi grigi». Per ironia della sorte l'ultimo passo di questa instancabile offensiva da parte del partito unico di governo del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che etichetta la liberazione della donna come «adozione dell'immoralità dell'occidente», per togliere le donne dalle strade, dalla sfera pubblica, dai luoghi di lavoro e farle rientrare in casa, viene promossa con il nome di «libertà della donna». La reazione delle donne liberate di fronte ai tentativi del governo di eliminare il veto di indossare il velo nelle università dipende dal fatto che le donne, meglio di altri, hanno compreso il vero significato di questo partito della giustizia e dello sviluppo (Akp).

Presentare il velo, il simbolo della dominazione del maschio, come «libertà per le donne» è in realtà un classico esempio di strategia nella continua guerra psicologica. Non a caso la domanda posta è: «Siete a favore della libertà di istruzione per le donne che portano il velo?» Guardando al relativamente elevato numero di persone «sagge» che accettano di rispondere a questa sorta di «quiz legale» che prevede soltanto sì o no come risposta, bisogna dedurre che anche loro appartengono a qualche religione, la «religione della libertà». La paura del «peccare contro la libertà» li porta inevitabilmente nel gioco di potere dell'Akp. Ci sono altri che vedono questa questione come una situazione di «concedi per ottenere», il motto favorito di Erdogan. Se diciamo 'sì' all'eliminazione del divieto sul velo nelle università diranno 'sì' ad una maggiore libertà di espressione. Questo è il ragionamento.

Quella che ci viene posta non è una «domanda legale». Quella che ci viene posta è una «domanda storica»: il nuovo blocco Akp-Mhp, formato con il passivo consenso dell'esercito, rappresenta una soglia per la libertà? La lotta per permettere alle donne la «libertà di andare all'università con il velo» è una priorità nel programma dell'opposizione sociale?

E' evidente che il fronte nazionalista-laico in cui le forze armate turche hanno giocato un ruolo centrale prima delle elezioni generali è collassato con la vittoria schiacciante dell'Akp. E l'esercito agisce seguendo la sua priorità principale, cioè l'integrità territoriale, o in altre parole, eliminare la questione kurda. L'esercito, sotto la nuova spinta degli equilibri ha deciso di consolidare le sue «operazioni oltreconfine» in territorio iracheno con le «operazioni islamiche dell'Akp» nelle zone kurde in Turchia. Di fronte a una scelta difficile, l'esercito ha detto 'sì' al controllo islamico dell'Akp del sud est della Turchia per minare il sostegno popolare al Pkk. L'esercito ha dovuto lottare duramente per ottenere da Washington il consenso alle operazioni oltreconfine. La coalizione Akp-Mhp formata per l'eliminazione del bando sul velo nelle università riempie il vuoto politico lasciato dal collasso del fronte «nazionalista-laico» dopo l'abbandono delle forze armate. La delusione e la depressione espresse dal leader dell'opposizione Deniz Baykal del Chp riassume meglio di qualunque altra cosa le conseguenze di tale situazione, «ora non ci resta che il sistema giudiziario». Eppure le donne, le più sincere partecipanti delle oceaniche manifestazioni repubblicani della scorsa estate sono lì, nelle strade. Non sorprende vederle uscire nuovamente in strada. Mentre il velo ironicamente ottiene lo status di «simbolo della libertà». Le donne sono in piazza perché le politiche sociali, culturali e economiche dell'Akp mirano a spingere le donne, con o senza il velo, a casa, a fare figli e a obbedire agli uomini.

*Direttore di Bianet

(il manifesto, 26.2.08)

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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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