21.3.08

 

Presidio femminista a Perugia


Basta con le menzogne! La verità è rivoluzionaria!

Il 18 marzo a Perugia, in occasione dell’udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni, decine di donne (40 - 50) erano presenti al presidio fuori del tribunale. Presidio che dalle ore 9.00 (momento in cui Spaccino è entrato in aula) si è protratto fino alle 13.00. (Riceviamo e pubblichiamo)

C’erano il Sommovimento Femminista di Perugia e la Rete delle donne umbre, con striscioni e cartelli contro la violenza sulle donne e la “sacra famiglia”, teatro di tragedie come quella di Barbara Cicioni e più in generale di violenza sulle donne. Nei volantini e negli interventi al megafono si denunciavano la classe politica istituzionale e i media, per aver instaurato un clima di paranoia securitaria e razzista sulla nostra pelle e in nostro nome, rafforzando parallelamente la politica della centralità della famiglia eterosessista e patriarcale in ossequio ai diktat vaticani e in oltraggio al movimento femminista e lesbico che il 24 novembre si è espresso in modo radicale e inequivocabile contro queste misure familiste e securitarie e contro ogni strumentalizzazione della nostra lotta. “SICURE? DA MORIRE! … LA SACRA FAMIGLIA UCCIDE” recitava il nostro striscione, “spezza le catene del patriarcato! La sacra famiglia ha ucciso Barbara, uccidi la sacra famiglia!”, diceva un cartello. “BARBARA VIVE nella nostra rabbia e nella nostra lotta”, “l’assassino non bussa, ha le chiavi di casa”. Questi alcuni degli slogans scritti e urlati sotto il tribunale.

Tante donne si sono avvicinate al presidio per ringraziare le compagne per questa lotta e questa solidarietà e il momento più emozionante è stato quando la mamma di Barbara Cicioni, Simonetta Pangallo, è scesa in strada ad abbracciarci commossa.

Al processo sono state accolte tutte le richieste di costituzione in parte civile, presentate, oltre che dai genitori e dai figli di Barbara Cicioni, da 5 associazioni femminili, quali “Giuriste democratiche”, “Associazione Differenza Donna”, “Comitato 8 marzo”, “Ossigeno” e “Telefono rosa”. Tutte si sono dichiarate soddisfatte di questa giornata, che è stata, lo ricordiamo, una giornata di lotta e solidarietà.

Tutte tranne “Telefono rosa”, che pure ha visto accolta la sua costituzione in parte civile!

Stigmatizziamo l’atteggiamento di quest’associazione verso il movimento femminista. Conosciamo bene le sue posizioni rispetto alle politiche securitarie e familiste, i suoi appoggi presso le massime istituzioni, il suo ruolo di ammortizzatore sociale in seno alle donne e alla "sacra famiglia", i privilegi finanziari di cui gode e le sue conseguenti prese di posizione rispetto alla manifestazione del 24 novembre. Qui ci limiteremo a fare un po’ di controinformazione su quanto si è detto e fatto a Perugia.

Sul presidio femminista del 18 marzo contro la violenza sulle donne e il patriarcato, la stampa locale ha parlato poco e male. In particolare il Corriere dell’Umbria si è distinto in questa operazione di censura, perché non solo ha dato spazio, su tutto l’articolo di Elio Clero Bertoldi, alla linea di difesa dell’ex marito di Barbara Cicioni, ma ha fatto di più, ha stravolto completamente il significato della presenza delle donne davanti al tribunale, che pure emergeva chiaramente dagli striscioni, dai cartelli, dai volantini e dagli slogans, dipingendole come una banda di forcaiole invasate, che dopo aver urlato qualche slogan contro Spaccino si sono dileguate.

L’operazione di misticazione è infatti proseguita con l’articolo di Ecbert, in cui si afferma, senza fare riferimenti diretti ai soggetti che si sarebbero dissociati dal presidio femminista:"Non tutti hanno condiviso -neppure tra le associazioni che si sono costituite parte civile- la manifestazione in piazza IV Novembre, organizzata da Sommovimento e Rete Donna” (signor giornalista, sii più preciso, il Sommovimento è Femminista e il presidio era in piazza Matteotti, sotto il tribunale) e immediatamente prosegue:“Poichè in un processo indiziario, come è l'attuale, in cui cioè non è evidente la prova della colpevolezza dell'imputato, che non ha confessato e anzi continua a proclamarsi innocente, la presunzione di innocenza -sempre d'obbligo- lo è tanto più. Mentre Roberto Spaccino veniva portato in aula una delle manifestanti, entrata nel palazzo di Giustizia, ha anche affermato ad alta voce: "E’ lui l’assassino?”

"Signor@ Ecbert , dobbiamo insegnarle noi che “E’ lui l’assassino?” non è un’affermazione ma una domanda? Ed è una domanda più che legittima, soprattutto quando è rivolta a pennivendoli come lei, sempre pronti a raccogliere le notizie fresche fresche di Procura prima che vengano notificate agli stessi indagati, sempre pronti a sbattere i “mostri” in prima pagina terrorizzando la popolazione e ungendola con il vostro bisogno di securitarismo. Forse che la presunzione di innocenza di cui parla non vale per tutti? Forse che la “certezza della pena”, tanto invocata da Telefono Rosa (che lei omette di citare nel suo articolo come unica associazione femminile che si è dissociata dal presidio femminista del 18 marzo, pur costituendosi parte civile), valga solo per alcuni?La nostra presenza in piazza era contro la violenza sulle donne e la famiglia patriarcale (BARBARA SIMBOLO DELLA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA IN FAMIGLIA, titolava il Giornale dell’Umbria), ma era anche contro le politiche securitarie e familiste dei vostri padroni e di Telefono rosa, a cui il vostro giornale ha dedicato circa la metà dell’articolo pubblicato il 18 marzo.

In quell’articolo, la presidente dell’associazione Maria Gabriella Moscatelli, ricordando che “oltre a una donna è stato ucciso un bambino vivo che la povera Cicioni avrebbe dovuto dare alla luce” (quasi a voler dire che il reato più grave è stato quello di aver ucciso il feto -anche se è di 8 mesi è sempre tale- e non la madre, rievocando tra le righe il presunto reato di feticidio), si augura che il processo sia breve (e di conseguenza anche i tempi del risarcimento delle parti civili) e annuncia che il Telefono Rosa si costituirà d’ora in poi in tutti i processi analoghi. Quello che il giornalista del Corriere dell’Umbria ha omesso di raccontare in tutto questo è la nostra voce, la voce delle donne che sono scese in piazza per Barbara Cicioni e che Telefono rosa, per bocca del suo avvocato Maria Cristina Ciace, avrebbe voluto zittire.

A una nostra compagna infatti, la suddetta avvocata ha detto che il nostro presidio era controproducente perché la difesa poteva impugnare la legittima suspicione, cioè chiedere il trasferimento del processo perché celebrato in ambiente ostile all’imputato e i tempi del processo stesso si sarebbero dilatati. La compagna ha risposto che non eravamo lì a fare le forcaiole con Spaccino: nei nostri cartelli, nei nostri striscioni, nei nostri slogans non veniva mai nominato, eravamo lì a manifestare contro le violenze sessuali e le uccisioni delle donne, che sono quotidiane e il cui livello di intensità ha paragone solo con gli infortuni sul lavoro e gli omicidi bianchi e nella maggioranza dei casi si consumano in famiglia. Questa sacra famiglia tanto cara ai governi e alle istituzioni di destra e di sinistra per il suo ruolo di ammortizzatore sociale e di avamposto della reazione e dell’oscurantismo religioso. L’avvocata di Telefono rosa ha reagito inorridita e scandalizzata, riaffermando, quanto meno a titolo personale, la sacralità della famiglia tradizionale. Questi sono i fatti che si nascondono dietro l’ignobile articolo del Corriere dell’Umbria del 19 marzo.

Meno male che tutte le altre donne la pensavano diversamente!

A telefono rosa ricordiamo che il movimento femminista non ha bisogno del placet delle istituzioni e di altri servi del potere, ha teste, gambe e braccia per lottare in piena autonomia.

BARBARA CICIONI VIVE NELLA NOSTRA RABBIA E NELLE NOSTRE LOTTE!

Perché PER OGNI DONNA UCCISA, STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA!

Sommovimento Femminista Perugia

(Volantino per il presidio del 18 marzo:)

LA “SACRA FAMIGLIA” UCCIDE…

“…più della criminalità organizzata e comune. Il 31,7% delle uccisioni avvengono tra le mura domestiche, più del 68% delle vittime sono donne e il carnefice un familiare maschio o comunque un uomo che aveva rapporti con la vittima in 9 casi su 10 (marito, padre, fidanzato, fratello, vicino di casa ecc.). Il rischio più alto è per le inoccupate, tra i 25 ed i 54 anni…” (dal Corriere dell’Umbria di martedì, 11 marzo 2008)

Perugia, 25 maggio 2007. La “sacra famiglia” miete un’altra vittima, Barbara Cicioni, presa a pugni in testa e poi soffocata quando era nel letto, incapace di difendersi per la gravidanza avanzata e il diabete.

Ancora una volta l’assassino non bussa alla porta, ha le chiavi di casa!

Barbara Cicioni si è spenta il 25 maggio 2007, ma il suo assassinio era una morte annunciata, fatta di ingiurie quotidiane, percosse, violenze psicologiche nel corso dell’intera vita matrimoniale, con i figli piccoli costretti ad assistere ai continui soprusi e maltrattamenti nei confronti della donna da parte del marito e, a loro volta, minacciati di morte. A queste continue violenze, Barbara aveva reagito, aveva denunciato il marito e per un po’ era riuscita ad allontanarlo, ma poi ha continuato a subirlo perché “la famiglia deve restare unita” e in nome di questa “sacra famiglia” è stata uccisa.

Il marito, Roberto Spaccino, ammette di averla picchiata, ma nega di averla assassinata: “Mia moglie era incinta, non l’avrei mai uccisa”…

Già, perché l’uxoricidio è un reato, ma non il femminicidio e il valore della vita di una donna si misura in funzione del suo ruolo di “incubatrice”, moglie, madre al servizio del focolare domestico, sempre più spesso testimone passiva di violenze e abusi sessuali anche sulle proprie figlie/i.

La ‘strage’ quotidiana fatta di stupri e uccisioni contro le donne si consuma nella maggioranza dei casi in famiglia e ha fatto anche lunedì, 10 marzo, tre vittime a Taranto. Una donna e due figlie uccise a colpi di martello, non da uno sconosciuto per strada, possibilmente immigrato, ma dal capofamiglia. Un insospettabile professionista, una persona “per bene” di una famiglia “per bene e normale”, un chirurgo accusato di molestie sessuali nei confronti di una sua paziente, che ha voluto barbaramente punire le SUE donne per aver manifestato l’intenzione di separarsi da lui dopo una vita di litigi.

Ma in questo sistema sociale più le donne vengono violentate e uccise in famiglia e più la famiglia viene esaltata dai vari Ratzinger, Ruini, Casini, ecc., alimentando a livello di massa una ideologia maschilista e patriarcale in cui l'uomo consideri normale che la moglie, i figli siano sua proprietà e in cui non è ammissibile che la donna possa lasciarlo e autodeterminarsi, in cui la famiglia deve apparire all'esterno per bene e normale mentre cova al suo interno le peggiori brutalità. E’ in questo sistema sociale, che della violenza eterosessista si alimenta e produce, che si va rafforzando la politica della centralità della famiglia (fino al family day), del ruolo subordinato della donna in un clima da moderno medioevo, negando, di fatto, il diritto all’aborto, all’autodeterminazione ecc.. Se alle donne vengono negati i diritti basilari di decidere della propria vita, se la legge di uno Stato considera la sua vita meno di un embrione, è o no un’ inevitabile e logica conseguenza la ripresa del peggiore maschilismo nei rapporti uomo donna? E’ evidente il nesso tra questa condizione delle donne e le uccisioni, le violenze sessuali.

E’ questo stesso sistema sociale che genera violenza, che rinchiude le donne dentro le mura domestiche, dentro i loro mattatoi, che nega loro l’emancipazione per la mancanza di un reddito, che nega loro spazi di socialità dove potersi confrontare e aiutare, che offre loro una città blindata e desertificata, che alimenta paura e solitudine attraverso misure di controllo e securitarie di stampo fascista e razzista, senza dare alcuna risposta al bisogno diffuso e capillare di sicurezza sociale. Queste misure hanno un effetto diretto di incoraggiamento delle violenze sessuali a tutti i livelli: creano un clima oscurantista e di sopraffazione, creano città “sotto controllo” invivibili, in cui sono bandite, addirittura criminalizzate le normali libertà, la socialità tra i giovani, le donne, le persone.

C’è un rapporto diretto tra aumento delle misure di “sicurezza” e l’aumento degli stupri e dei femminicidi, tra la violenza dello Stato e quella della società.

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE!

Nel nome di tutte le donne stuprate, uccise, oppresse, contro questa guerra di bassa intensità contro le donne rispondiamo con rabbia e determinazione

Martedì 18 marzo, ore 9.00, Presidio davanti al tribunale di Perugia, Piazza Matteotti, per l’udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni

Sommovimento Femminista Perugia
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(comunicato stampa per il 18:)

Presidio

Matedì 18 Marzo alle ore 9 davanti al tribunale di Perugia, in Piazza Matteotti, per l’udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni.

L’assassino non bussa ha le chiavi di casa!

Manifestiamo la nostra rabbia contro la “strage” quotidiana fatta di stupri e uccisioni contro le donne, una “strage” che si consuma generalmente in famiglia.

Proprio quella “sacra famiglia” tradizionale, eterosessuale e patriarcale che viene esaltata quotidianamente dalle istituzioni religiose, laiche e dai mass media.

Che cela vecchi ma sempre efficaci rapporti di potere e di dominio funzionali oggi alla riproduzione del sistema sociale neoliberale.

Che i governi di entrambi i maggiori schieramenti politici istituzionali si affannano a sostenere e a rafforzare attraverso misure familiste e securitarie.

Per ogni donna uccisa, stuprata, offesa siamo tutte parte lesa!

Saremo davanti al tribunale per denunciare e vigilare, perché non siamo più disposte a subire nessun tipo di giustificazione e sentenza sessista, né facili strumentalizzazioni da parte dei media e dei politici in grado di alimentare un pericoloso clima di paranoia securitaria e razzista.

Invitiamo tutte a partecipare all’iniziativa, perché solo la soggettività delle donne può contrastare questa violenza e costruire nuovi modelli di relazioni e convivenza.

Sommovimento femminista –PG-

Rete delle Donne –PG-
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(comunicato stampa dopo il 18:)

Il movimento femminista è contro il femminicidio, il Telefono Rosa è contro il movimento femminista!!!

Ieri 18 marzo in occasione dell’udienza per l’omicidio di Barbara Cicioni, la donna all’ottavo mese di gravidanza barbamente massacrata dentro la sua casa, il sommovimento femminista Perugia e la Rete delle donne Umbre hanno manifestato davanti al tribunale per ricordare come la violenza sulle donne oggi sia una sconvolgente realtà.

In tutto il mondo infatti, la prima causa di morte per le donne è proprio la morte violenta per mano maschile, tanto che oggi si parla ovunque di una vera e propria strage: il femminicidio.

I dati Istat nazionali hanno rivelato inoltre come la stragrande maggioranza di questi delitti, così come in genere delle violenze (violenze sessuali e percosse) si consumino proprio nella tradizionale famiglia. La stessa famiglia che al contrario viene fortemente sostenuta dalle politiche di governi di destra e di sinistra, ritenuta un luogo di imperturbabile pace e amore. La verità è che proprio dietro questa famiglia si celano rapporti asimmetrici di potere che hanno come conseguenza violenze e spesso proprio omicidi.

La presenza davanti al tribunale e in piazza ieri era proprio per ricordare tutte le vittime di queste silenziose stragi e per essere vicine in qualche modo alle donne che tutti i giorni ancora subiscono violenze.

Come movimento femminista non abbiamo passione per i tribunali, perchè siamo consapevoli che le “responsabilità personali” sono limitate ai contesti sociali e politici che ne sono complici, che le rendono possibili. Perché nessuna sentenza restituisce la vita, né sana le ferite, perché siamo naturalmente “diffidenti” delle istituzioni e dei suoi organi di gestione.

Per questo stigmatizziamo il comportamento di alcune associazioni femminili (e non femministe), in particolare Telefono Rosa, che ha la pretesa e l’arroganza di rappresentare tutte le donne, in un contesto come quello di un tribunale. Questa associazione si è infatti costituita parte civile nel processo per la Cicioni, (annunciando la sua presenza in futuri processi), ma ha anche denigrato le forme di lotta e solidarietà delle donne che erano presenti nel presidio davanti al Tribunale. Non permettiamo a nessuna di queste donne istituzionali e di potere di screditare il lavoro generoso di donne e femministe (senza percezione di oneri) che sono nelle strade, nelle piazze, e in tutti i luoghi in cui è possibile esprimere la soggettività femminile. Da parte nostra non deleghiamo a nessuna la nostra rappresentanza e la nostra voce, piuttosto siamo per la costruzione di percorsi di riappropriazione delle nostre vite, della nostra autodeterminazione e possibilità di scelta.

Sommovimento Femminista Perugia
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Per chi volesse dare un’occhiata alla rassegna stampa locale, è su questo indirizzo:
https://indyabruzzo.indivia.net/article/4632?author_name=Sommovimento%20femminista%20PG&comment_limit=0&condense_comments=false#comment5932 e vi trova anche parte di questo resoconto e il nostro precedente comunicato.

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Comments:
Non conoscevo Telefono Rosa, ma devo dire che dopo la lettura del vostro articolo la mia stima per questa Associaizone è alle stelle.
Altro è parlare (urlare) altro è lottare, combattere e difendere noi donne in Tribunale dove non vince chi urla più forte (pessima abitudine che abbiamo preso preso dai maschi), ma chi davvero mette il cuore e l'anima nella lotta senza il timore di esporsi.
Graie all'avvocata di Telefono Rosa per aver ricordato che noi non siamo come gli uomini, ma sappiamo lottare senza dimenticare la giustizia e la nostra intelligenza
 
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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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Sciopero generale, subito!

Stop agli omicidi del profitto! Blocchiamo per un giorno ogni attività. Fermiamo la mano assassina del capitale. Organizziamoci nei posti di lavoro in comitati autonomi operai con funzioni ispettive. Vogliamo uscire di casa... e tornarci!

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