3.5.08

 

Legge 40, si alla diagnosi preimpianto


Arrivano le nuove linee guida sulla procreazione assistita. Contro la ministra uscente Livia Turco insorge la maggioranza: «Uno sgarbo istituzionale» (Mi. B.)

Uno «sgarbo politico» a fine mandato, uno «stravolgimento della legge», una «freccia avvelenata». Pdl, Lega e anche Udc insorgono all'unisono: le nuove linee sulla procreazione medicalmente assistita contenute nel decreto firmato l'11 aprile dalla ministra della salute uscente Livia Turco e da ieri in gazzetta ufficiale, vanno modificate dal nuovo governo, è il messaggio. Ma per il momento, il testo della legge 40 aggiornato sulla base di diverse sentenze della magistratura, compresa quella di ottobre 2007 del Tar del Lazio che annullava per eccesso di potere alcune parti delle precedenti linee guida, elimina il divieto di diagnosi preimpianto sull'embrione. E consente il ricorso alle tecniche di procreazione assistita anche alle coppie in cui l'uomo sia portatore di virus come l'Hiv e quelli delle epatiti B e C.

«Abbiamo dato una risposta - spiega Livia Turco - a quanti, operatori e cittadini, richiedevano chiarezza sulla possibilità di effettuare diagnosi preimpianto, chiarendo che le linee guida, in quanto tali, non possono prevedere divieti che non siano già contemplati nella legge stessa». E, aggiunge la quasi ex ministra, «è stato recepito, come previsto dalla legge, con l'aiuto dell'Istituto superiore di sanità, il parere del Consiglio superiore di sanità con tutte le indicazioni contenute». Comprese quelle che invitavano «a implementare il sostegno psicologico alle donne e alle coppie che accedono alle tecniche di procreazione assistita prima, durante e dopo l'effettuazione delle tecniche o anche a seguito del fallimento delle stesse».

In attesa che si pronunci anche la Corte costituzionale, le associazioni Amica Cicogna, L'Altra cicogna e Madre provetta apprezzano questo passo auspicando comunque che sulla 40 si riapra il dibattito parlamentare per una nuova legge. Anche se, visti i commenti di chi dall'attuale maggioranza e oltre tuona contro la «deriva eugenetica» del decreto ministeriale, non tira aria di miglioramenti. Anzi. Commenta positivamente le nuove linee guida anche Carlo Flamigni, professore di ginecologia all'università di Bologna, segnalando però che resta il «punto debole» dell'obbligo di fertilizzare solo tre embrioni per ogni ciclo, che «riduce lo spazio per una diagnosi preimpianto che abbia una probabilità concreta di successo e dunque la possibilità di arrivare a una gravidanza», perché «nel caso di una coppia con malattie genetiche è elevata la probabilità che almeno un embrione sia 'malato', e non è detto che si formino comunque tre embrioni». Per il radicale Silvio Viale, ginecologo, «le linee guida non sono nulla di rivoluzionario, non modificano una legge ingiusta ma correggono alcune cattiverie non previste nemmeno dalla legge» e tra le tante dichiarazioni contrarie, «stupisce il silenzio dei laici del Pdl, assordante e poco onorevole».

Si fanno sentire invece gli ultrà cattolici del Pd, come i teodem Paola Binetti e Emanuela Baio Dossi che, chiedendo di «chiarire dal punto di vista scientifico e etico cosa si intende per selezione eugenetica», sostengono che «la diagnosi preimpianto sull'embrione appare in contraddizione con la ratio dell'articolo 1 della legge 40. Questa diagnosi permette indirettamente test genetici non osservazionali. Si potranno così prelevare cellule dall'embrione, danneggiandolo. Ma non solo, si stravolgono le finalità della legge che ha come obiettivo quello di rispondere al desiderio di paternità e maternità di coppie sterili o infertili. Le nuove linee guida è come se rendessero ereditaria la sterilità, senza affrontarla e risolverla». Spara a zero, poi, l'associazione Scienza e vita che, all'epoca presieduta dalla stessa Binetti, fu tra i principali sponsor - con Camillo Ruini - dell'astensione al referendum sulla procreazione assistita: «Dopo aver difeso la legge 40 nelle piazze e disertando le urne, tutto potevamo aspettarci tranne che di doverci difendere da un ministro della repubblica. Un ministro che in questa circostanza ha mostrato tutto il suo volto illiberale e arrogante e ha apertamente contraddetto l'esito referendario». E così anche Scienza e vita guarda al nuovo governo intimando: «Dovrà subito ripristinare la legittimità del risultato referendario».

(il manifesto, 1.5.08)

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