22.11.08

 

Donne in piazza contro la violenza maschile



A Roma il corteo organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche

In piazza contro la violenza maschile. Alcune migliaia di persone si sono ritrovate, oggi, a Roma per il corteo organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche. Stando ai dati della Casa internazionale delle donne di Roma e di Bologna, ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. In particolare, nel 2007, sono state uccise 126 donne: 44 dai mariti, 11 dai fidanzati o dai conviventi, nove dagli ex mariti e dagli ex fidanzati, dieci dai figli e 14 da sconosciuti. Dati che si aggiungono a quelli di un'indagine Istat dello scorso anno, secondo la quale quasi sette milioni di donne sono state vittime di violenza. La maggior parte (oltre sei milioni) sono state aggredite dal partner.

La manifestazione, che precede la Giornata mondiale per l'eliminazione delle violenza sulle donne, il 25 novembre, è stata anche l'occasione per protestare contro il ddl sulla prostituzione a firma del ministro Carfagna ("criminalizza le prostitute ed impone regole di condotta per tutte; invece siamo tutte indecorosamente libere") e contro il progetto di scuola del ministro Gelmini ("autoritario e razzista"). Il corteo è partito intorno alle 15 da piazza della Repubblica e si è diretto verso piazza Navona, attraversando le vie del centro. "Indecorose e libere contro la violenza maschile", era scritto sullo striscione di testa. E sugli altri: "Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c'erano una volta... e adesso non li vogliamo più", "Nella casa del 'Mulino' si nasconde l'assassino", "Ma non lo puoi usare solo per pisciare?".

Il corteo era diviso in spezzoni: femministe, lesbiche e centri antiviolenza. Gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso anno, sono in coda.

(Repubblica.it, 22 novembre 2008)

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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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