17.12.07
La Francia lancia la "separazione light"
Parigi rompe un'altra tradizione del diritto di famiglia. In caso di consenso ci si divide evitando carte bollate, spese e lunghe attese (Anais Ginori)
Dopo i Pacs, la Francia rompe un'altra tradizione nell'ambito del matrimonio: nasce il divorzio lampo [in Francia se si richiede congiuntamente il divorzio, non occorre la previa separazione, NdR]. In caso di consenso di entrambi i coniugi, una nuova legge allo studio permetterà di sancire la separazione con una firma dal notaio, senza passaggi in tribunale. "Per le coppie sarà una procedura più semplice, rapida e meno traumatica", spiega Eric Woerth, il ministro dell'Economia che sta negoziando la riforma con i notai. I casi di separazione consensuale sono circa la metà dei 140mila divorzi consumati ogni anno. I promotori della legge, che verrà esaminata a gennaio, fanno notare che la possibilità di rinunciare all'avvocato comporterà un grosso risparmio (le parcelle possono arrivare fino a 4mila euro). E anche il ministro della Giustizia, la battagliera Rachida Dati, è a favore della misura, che solleverebbe un grosso carico di lavoro per i tribunali civili, dove i divorzi rappresentano il 13% delle cause.
Gli avvocati hanno già dichiarato battaglia alla riforma. Secondo i rappresentanti del foro, la nuova procedura è una minaccia per il rispetto dei diritti civili. "Nelle separazioni c'è sempre una parte forte e una debole", ha spiegato Violette Gorny, specialista del diritto di famiglia intervistata da Libération. "Il magistrato serve proprio a verificare che l'accordo è veramente alla pari". Anche quando c'è il consenso sulla separazione, possono rimanere controversi molti punti, dai beni in comune all'affidamento dei figli. "Il divorzio che si conclude felicemente per entrambi in coniugi è una rarità - conclude Gorny - per questo servono figure di mediazione e garanzia". Inoltre, fanno notare gli avvocati - che già hanno indetto uno sciopero per mercoledì - il risparmio sul fronte legale sarà probabilmente bilanciato dall'onorario dovuto al notaio.
Il "divorzio light", scrive oggi Libération in prima pagina, è la conseguenza di un paese che non crede più al matrimonio: il tasso delle unioni civili secondo la vecchia promessa suggellata davanti al sindaco è tra i più bassi d'Europa (4,5 ogni mille abitanti, contro 4,8 di Spagna, e 6,7 della Danimarca) e quasi la metà delle coppie prima o poi si separano. D'altro canto, il matrimonio "light", ovvero i Pacs inventati dal governo socialista nel 1999, e che prevedono proprio un unico passaggio davanti al notaio, stanno crescendo di anno in anno. Dai 6mila patti firmati nel '99, la Francia è arrivata ai 75mila del 2006. E contrariamente a quello che molti pensano, i Pacs non sono stati inventati per gli omossessuali, almeno non unicamente. Oggi più del 90% dei Pacs suggellano convivenze tra eterossessuali.
(Repubblica.it, 17 dicembre 2007)
Etichette: divorzio, famiglia, separazione
21.9.07
Divorzi boom. E lui torna dai genitori
Otto università analizzano la crescente instabilità della società italiana. Nel giro di dieci anni i fallimenti coniugali sono quasi raddoppiati. Uno su cinque di nuovo nella vecchia famiglia. (Caterina Pasolini)
Torno a casa, torno a vivere con mammà. Non è una minaccia, una promessa, una battuta da commedia all'italiana ma una realtà complessa sempre più diffusa in un Italia dove una coppia su quattro finisce in frantumi. Nel paese dove negli ultimi dieci anni il numero di separazione è divorzi è quasi raddoppiato, più del 20 per cento degli uomini con un matrimonio alle spalle rientra a vivere nella famiglia originaria. Quella, dicono le statistiche, che tra tutti gli europei è stato l'ultimo a lasciare per la difficoltà di trovare un lavoro che gli consentisse di mantenersi. Ormai trentenne, ben che vada, diventa autonomo: spesso però dura poco. Ancora una volta per soldi e per affetto, per cultura ma soprattutto per risolvere difficoltà economiche la vecchia generazione regge il paese. "La famiglia di origine si ritrova a fare da cuscinetto, a sopperire alle mancanze del welfare. In Italia c'è ancora una solidarietà generazionale, legami familiari forti e così se le femmine separate e in difficoltà vengono aiutate economicamente, i maschi tornano dai genitori quando si ritrovano senza casa, spesso assegnata a moglie e figli, e tra assegno di mantenimento e nuove spese non hanno soldi per trovare alloggio". A fare questa analisi è il professor Massimo Livi Bacci, demografo, accademico dei Lincei, sposato da 44 anni, che ha coordinato un convegno che ha visto otto università italiane lavorare sull'Italia delle separazioni e dei divorzi. Raccontare la crescente "instabilità familiare", cercare cause, intravedere conseguenze demografiche, economiche e sociali.
Una fotografia del paese che cambia, tra uomini che tornano dai genitori e donne che lavorano sempre di più e sempre più spesso si separano "non più disposte a prolungare un matrimonio infelice". Tra figli che inizialmente subiscono i contraccolpi (depressione, problemi scolastici) della crisi ma che nell'89% dei casi preferiscono genitori separati piuttosto che infelici e pensano sia giusto (87%) che padre e madre si costruiscano una nuova famiglia. Storie sempre più comuni, realtà quotidiane non più eccezioni da ricchi. Lo dicono i numeri tra: il '95 e il 2005 le separazioni sono passate da 51mila a 83mila, i divorzi da 27mila a 47mila. Più frequenti nelle regioni in cui il 50 % delle donne ha un'occupazione. In Italia, anche se non siamo ai livelli europei dove un matrimonio su due si spezza, stiamo assistendo ad una "democratizzazione delle separazioni", analizzano gli esperti. Non è più solo un fenomeno che interessa classi agiate, con buoni titoli di studio e lavori ben remunerati, è una realtà in crescita trasversale in tutti gli strati della popolazione. "E questo pone un problema: si assiste a un generale impoverimento perché la coppia divisa ha maggiori spese, minor potere di acquisto e quindi c'è il problema della difesa delle fasce più deboli, delle madri single, dei figli di separati che ormai sono l'otto per cento dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni", dice la professore Letizia Mencarini del dipartimento di demografia dell'università di Firenze. L'Italia, sostiene, è impreparata ad affrontare i problemi legati all'aumento delle separazioni, all'impoverimento di larghi strati della popolazione. Troppo alti, sottolinea, persino i costi di una separazione che, se conflittuale costa sui 15mila euro. E a quanto raccontano magistrati e avvocati specializzati in diritto di famiglia, si sta assistendo ad una vera "esplosione di conflittualità" tra ex coniugi nonostante la legge sull'affido condiviso dei figli.
Separazioni e divorzi hanno poi un peso molto diverso sui due ex partner, secondo le caratteristiche della società nella quale vivono, le leggi, gli aiuti alle famiglie monoparentali e ai più deboli. Da uno studio europeo risulta però che ovunque a pagare di più sono comunque le donne, a subire gli effetti economici negativi sono loro, più colpite nei paesi mediterranei e conservatori rispetto alle nazioni scandinave e socialdemocratiche con welfare funzionanti. Ma chi è la donna ad alto rischio di separazione? I risultati di una ricerca dicono che sono quelle nate nei decenni più recenti, con esperienze di divorzio in famiglia, che si sono sposate giovani col rito civile, vivono al centro e al nord, hanno un titolo di studio e un esperienza di convivenza prematrimoniale. Una volta separate solo un quarto forma una nuova coppia. Se vive al nord e senza figli ha il doppio di probabilità di una coetanea del centro, cinque volte di più di una con bambini che vive al sud. I figli di separati, secondo un'altra indagine presentata al convegno, hanno un approccio alla vita meno idealista e più pragmatico rispetto ha chi ha i genitori uniti. Sono ragazzi con una maggiore propensione alla convivenza ma non rifiutano il matrimonio, vissuto come una seconda tappa come se avessero elaborato e non subito l'esperienza dei genitori. E di casa escono non per sposarsi ma per andare a convivere, studiare o semplice desiderio di autonomia.
(Repubblica.it, 21 settembre 2007)
Etichette: crisi, divorzio, famiglia, separazione
17.7.07
Istat: 74% di divorzi in più in soli 10 anni
Rispetto al 1995, segnala l'ISTAT le separazioni hanno avuto un incremento del 57,3% e i divorzi del 74%.
E a quanto pare il ricorso alla separazione o al divorzio non è una tendenza uniforme su tutto il territorio delo stato. Ci si separa di più al nord e la Liguria sembra avere il primato collocandosi in testa nella classifica tra le diverse regioni.
Un'altro dato significativo è che il 14,6% delle separazioni avviene con addebito al marito e il 3,5% con addebito alla moglie. Mentre sembra che le coppie del Nord ricorrono più spesso alla separazione consensuale.
Le crisi di coppia inoltre non riguardano solo matrimoni di breve durata, anzi, sempre più spesso ci si separa anche dopo unioni molto lunghe.
Se nel 1995 le separazioni di chi era sposato da più di 24 anni era corrispondente all'11,3% nel 2005 la percentuale è aumentata fino al 14,8% delle separazioni. Diminuita invece la percentuale di chi si separa prima del quinto anniversario di matrimonio.
Sempre nel 2005 il 70,5% delle separazioni e il 60,7% dei divorzi hanno interessato coniugi con figli e si è registrato che l'affidamento esclusivo dei minori alla madre e' stato prevalente (80,7% di casi con figli affidati alla madre). Anche l'abitazione familiare resta nella maggior parte dei casi alla donna e a staccare l'assegno di mantenimento è quasi sempre l'uomo.
(Data: 16/07/2007 - Autore: Roberto Cataldi - Fonte: studiocataldi.it)
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