13.2.08

 

Il "ruggito della leonessa" spaventa la feccia della società borghese


L'omicidio secondo l'articolo 575 del vigente codice penale consiste nel cagionare "la morte di un uomo". L'art. 578 punisce "La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto..."[1].

Pertanto, le leggi penali vigenti prevedono l'omicidio vero e proprio nel senso della morte procurata di un uomo, cioè di una persona (maschio o femmina) già venuta al mondo, da quando è uscita dalla sfera (riproduttiva) materna in poi; oppure di un neonato appena partorito, fino al caso estremo di un feto durante il parto (naturale)[2].

Quindi, non è considerato, e non è (mai stato, neppure dal Codice fascista), omicidio l'aborto, neppure negli ultimi giorni della gravidanza, purchè precedenti le doglie.

Allora, la canea reazionaria sollevata (guarda caso poco dopo la grande manifestazione delle donne a Roma contro la violenza maschile del 24/11/07) sulla "moratoria dell'aborto", l'"aborto come omicidio", protocolli restrittivi per l'aborto terapeutico, fino all'aborto sotto stretto controllo poliziesco (Napoli, II Policlinico, 11/2/08, v. post), costituiscono l'escalation di una campagna di intimidazione e di terrorismo patriarcale-clericale-statale contro il "ruggito della leonessa", cioè contro il nascente, nuovo, movimento di lotta femminile contro il patriarcato, il capitalismo e lo stato.

Riuscirà questa campagna a fermare le "nuove femministe"? O le costringerà a mobilitarsi, ad organizzarsi, affinando la propria critica al sistema, ed a rafforzarsi ancor più?
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[1] Per l'art.19 della Legge 194/1978: "Chiunque cagiona l'interruzione volontaria della gravidanza senza l'osservanza delle modalità indicate negli articoli 5 o 8, è punito con la reclusione sino a tre anni. La donna è punita con la multa fino a lire centomila. Se l'interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l'accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell'articolo 6 o comunque senza l'osservanza delle modalità previste dall'articolo 7, chi la cagiona è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La donna è punita con la reclusione sino a sei mesi. Quando l'interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l'osservanza delle modalità previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona è punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla metà. La donna non è punibile."

[2] La Corte Costituzionale, con sentenza n.27 del 1975, aveva affermato che "non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi é già persona, come la madre, e la salvaguardia dell'embrione che persona deve ancora diventare". Questa considerazione non contrasta con l'altra affermazione: "Ritiene la Corte che la tutela del concepito - che già viene in rilievo nel diritto civile (artt. 320, 339, 687 c.c.) - abbia fondamento costituzionale. L'art. 31, secondo comma, della Costituzione impone espressamente la "protezione della maternità" e, più in generale, l'art. 2 Cost. riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, fra i quali non può non collocarsi, sia pure con le particolari caratteristiche sue proprie, la situazione giuridica del concepito". Il tutto va, infatti, inquadrato nel contesto dell'art.1 del Codice civile: "La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita".

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Comments:
le posizioni dello stato tendono un pò troppo spesso ad essere “moralizzatrici” e di solito per natura, non sono portato a fidarmi di chi vuole moralizzare a tutti i costi. Basti pensare a episodi come la legge mammì (mai rispettata e davvero importante se si pensa alle coscienze) ai pacs, i dico ecc…ma queste sono davvero altre storie.
Il punto, è che non si può certo pensare di essere portatori di verità e di conoscere “la cosa giusta” da fare a tutti i costi.
Lo capisco che quando c’è di mezzo un “nodo” emotivo così grande le sensazione escono dalla pancia con tutta la loro forza. Ma il concetto di vita che ogni singolo ha è molto diverso da quello di altri…Io la penso in questo modo: Secondo me non è un argomento che si può affrontare con un divieto o un permesso. Informazione e regolamentazione più che divieti o restrizioni…Poi ovviamente chi mi conosce lo sa, emozionalmente ho un’opinone molto sbilanciata…
 
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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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Sciopero generale, subito!

Stop agli omicidi del profitto! Blocchiamo per un giorno ogni attività. Fermiamo la mano assassina del capitale. Organizziamoci nei posti di lavoro in comitati autonomi operai con funzioni ispettive. Vogliamo uscire di casa... e tornarci!

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