2.5.14

 

Friedrich Engels: L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato (1884)

Stralci sull'origine dell'oppressione femminile
(Le parti tra parentesi quadre sono nostre.)

Secondo la concezione materialistica, il momento determinante della storia, in ultima istanza, è la produzione e la riproduzione della vita immediata. Ma questa è a sua volta di duplice specie. Da un lato, la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione e di strumenti necessari per queste cose; dall’altro, la produzione degli uomini stessi: la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali entro le quali gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese vivono, sono condizionate da entrambe le specie della produzione; dallo stadio di sviluppo del lavoro, da una parte, e della famiglia, dall’altra. Quanto meno il lavoro è ancora sviluppato, quanto piu’ è limitata la quantità dei suoi prodotti e quindi anche la ricchezza della società, tanto piu’ l’ordinamento sociale appare prevalentemente dominato da vincoli di parentela. Tuttavia sotto questa articolazione della società fondata su vincoli di parentela si sviluppa sempre piu’ la produttività del lavoro e con questa si sviluppano la proprieta’ privata e lo scambio, le disparità di ricchezze, la possibilità di utilizzare forza-lavoro estranea e insieme la base di antagonismi di classi: nuovi elementi sociali che nel corso di generazioni si sforzano di adattare l’antica costituzione sociale alle nuove condizioni, finché alla fine la incompatibilità dell’una con le altre provoca un completo rivolgimento. L’antica società fondata su unioni gentilizie salto’ in aria nell’urto con le nuove classi sociali sviluppatesi, e al suo posto subentro’ una nuova società, che si compendia nello Stato, le cui unità inferiori non sono piu’ unioni gentilizie, ma associazioni locali, una società in cui l’ordinamento familiare viene interamente dominato da quello della proprietà e nella quale si dispiegano liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di classi di cui consta il contenuto di tutta la storia scritta fino ad oggi. (p.33-34, E.R. 1963-2005 ).

[Dagli studi di J.J. Bachofen (1861), J.F. McLennan (1865), L.H. Morgan (1871-1877), emerge che prima del patriarcato c’è stato un lungo periodo storico in cui vigeva il matriarcato, ordine sociale in cui la donna godeva di grande prestigio, sia come riproduttrice sia come produttrice, in quanto era addetta all’orticoltura, base certa di sostentamento cui la caccia, affidata all’uomo, era solo complementare (in quanto di esito incerto). Questo periodo viene anche designato come “comunismo primitivo”, comunismo in quanto la proprietà dei beni era comune, primitivo in quanto i beni erano estremamente scarsi e limitati alla soddisfazione dei bisogni primari].

[Con lo sviluppo dell’agricoltura e soprattutto dell’allevamento, aumenta la forza produttiva del lavoro e di conseguenza si crea a poco a poco un plusprodotto sociale, il quale è all’origine della divisione in classi della società, basata sulla proprietà privata del suolo e/o degli armenti, nella quale l’uomo possidente acquista man mano sempre maggior peso sociale rispetto alla donna, relegata al solo ruolo riproduttivo. Il passaggio dal matriarcato al patriarcato avvenne dopo un lungo periodo intermedio, e pare sia stato il piu’ delle volte cruento (secondo Bachofen). Non ci sono tracce scritte di tutto cio’ in quanto il matriarcato si colloca grosso modo nel neolitico, mentre per quanto riguarda il patriarcato esso precede e accompagna i primi passi della scrittura, v. Bibbia. Bachofen contribuisce a questa ricostruzione storica con innumerevoli fonti tratte dal lato della letteratura classica e della mitologia; McLennan del diritto; Morgan delle forme di famiglia. La sintesi qui presentata è opera di Engels, su ispirazione e in collaborazione con Marx].

Il rovesciamento del matriarcato segno’ la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L’uomo prese nelle mani anche il timone della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli… (p.84).

La moderna famiglia [monogamica] contiene in germe, non solo la schiavitu’, ma anche la servitu’ della gleba, poiché questa, fin dall’inizio, è in rapporto coi servizi agricoli. Essa contiene in sé, in miniatura, tutti gli antagonismi che si svilupperanno piu’ tardi largamente nella società [divisa in classi] e nel suo Stato.
Una tale forma di famiglia segna il passaggio dal matrimonio di coppia alla monogamia. Per assicurare la fedeltà della donna, e percio’ la paternità dei figli, la donna viene sottoposta incondizionatamente al potere dell’uomo; uccidendola egli non fa che esercitare il suo diritto. Con la famiglia patriarcale entriamo nel campo della storia scritta. (p.85).

La monogamia… non appare in nessun modo, nella storia, come la riconciliazione di uomo e donna, e tanto meno come la forma piu’ elevata di questa riconciliazione. Al contrario essa appare come soggiogamento di un sesso da parte dell’altro, come proclamazione di un conflitto tra i sessi sin qui sconosciuto in tutta la preistoria… “La prima divisione del lavoro è quella tra uomo e donna per la procreazione di figli” [Ideologia tedesca, 1845-46]. … il primo contrasto di classe che compare nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna nel matrimonio monogamico, e la prima oppressione di classe coincide con quella del sesso femminile da parte di quello maschile. La monogamia fu un grande progresso storico, ma contemporaneamente essa, accanto alla schiavitu’ e alla proprietà privata, schiuse quell’epoca che ancora oggi dura, nella quale ogni progresso è, ad un tempo, un relativo regresso, e in cui il bene e lo sviluppo degli uni si compie mediante il danno e la repressione di altri. Essa fu la forma cellulare della società civile, e in essa possiamo già studiare la natura degli antagonismi e delle contraddizioni che nella civiltà si dispiegano con pienezza (p.93).

… il matrimonio [nella famiglia monogamica] viene determinato dalla condizione di classe degli interessati e, in quanto tale, è sempre un matrimonio di convenienza. Questo matrimonio di convenienza si trasforma abbastanza spesso nella piu’ crassa prostituzione, talvolta da tutte e due le parti, molto piu’ comunemente da parte della donna, la quale si distingue dalla comune cortigiana solo perché essa non affitta il proprio corpo come una salariata che lavori a cottimo, ma lo vende in schiavitu’ una volta per tutte (p.98).

Vera regola nei rapporti con la donna diventa l’amore sessuale e puo’ diventarlo solo tra le classi oppresse, dunque al giorno d’oggi nel proletariato: sia o non sia questo un rapporto sanzionato ufficialmente (p.99).

Nell’antica amministrazione comunistica che abbracciava parecchie coppie di coniugi e i loro figli, l’amministrazione domestica affidata alle donne era un’industria di carattere pubblico, un’industria socialmente necessaria, cosi’ come lo era l’attività con cui gli uomini procacciavano gli alimenti. Con la famiglia patriarcale, a ancor piu’ con la famiglia singola monogamica, le cose cambiarono. La direzione dell’amministrazione domestica perdette il suo carattere pubblico. Non interesso’ piu’ la società. Divenne un servizio privato; la donna diventa la prima serva, esclusa dalla partecipazione alla produzione sociale. Soltanto la grande industria dei nostri tempi le ha riaperto, ma sempre limitatamente alla donna proletaria, la via della produzione sociale. Ma in maniera tale che se essa compie i propri doveri nel servizio privato della sua famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica e non ha la possibilità di guadagnare nulla; se vuole prendere parte attiva all’industria pubblica e vuole guadagnare in modo autonomo, non è piu’ in grado di adempiere ai doveri familiari. E come accade nella fabbrica, cosi’ procedono le cose per la donna in tutti i rami della attività, compresa la medicina e l’avvocatura. La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitu’ domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole. Al giorno d’oggi, l’uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia, per lo meno nelle classi abbienti; il che gli dà una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario. Nella famiglia egli è il borghese, la donna rappresenta il proletario. Nel mondo dell’industria lo specifico carattere dell’oppressione economica gravante sul proletariato, spicca in tutta la sua acutezza soltanto dopo che tutti i privilegi legali particolari della classe capitalistica sono stati eliminati, e dopo che la piena eguaglianza di diritti delle due classi è stata stabilita in sede giuridica. La repubblica democratica non elimina l’antagonismo tra le due classi: offre al contrario per prima il suo terreno di lotta. E cosi’ anche il carattere peculiare del dominio dell’uomo sulla donna nella famiglia moderna, e la necessità, nonché la maniera, di instaurare un’effettiva eguaglianza sociale dei due sessi, appariranno nella luce piu’ cruda solo allorché entrambi saranno provvisti di diritti perfettamente eguali in sede giuridica. Apparira’ allora che l’emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell’intero sesso femminile nella pubblica industria, e che cio’ richiede a sua volta l’eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società (p.100-101).

Quello che noi oggi possiamo… presumere circa l’ordinamento dei rapporti sessuali, dopo che sarà spazzata via la produzione capitalistica… è principalmente di carattere negativo, e si limita per lo piu’ a quel che viene soppresso. Ma che cosa si aggiungerà? Questo si deciderà quando una nuova generazione sarà maturata. Una generazione di uomini i quali, durante la loro vita, non si saranno mai trovati nella circostanza di comperarsi la concessione di una donna col danaro o mediante altra forza sociale; e una generazione di donne che non si saranno mai trovate nella circostanza né di concedersi a un uomo per qualsiasi motivo che non sia vero amore, né di rifiutare di concedersi all’uomo che amano per timore delle conseguenze economiche. E quando ci saranno questi uomini, non importerà loro un corno di cio’ che secondo l’opinione d’oggi dovrebbero fare; essi creeranno la loro prassi e la corrispondente opinione pubblica sulla prassi di ogni individuo. Punto. (p.109-110).

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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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