15.10.07

 

Salari e pensioni più basse: ecco la differenza di genere


Le donne hanno salari più bassi e pensioni più esigue degli uomini. Una su cinque svolge un lavoro che richiede una formazione inferiore a quella che possiede. Un milione e 340 mila donne hanno un lavoro irregolare (parzialmente o del tutto sommerso). Il quadro nero emerge da un convegno dedicato al bollino rosa, l'attestato che il ministero del lavoro rilascia alle aziende pubbliche e private che dimostrano d'adottare pratiche «non discriminanti» verso le dipendenti. Per ora, «in via sperimentale», solo 36 aziende hanno aderito all'iniziativa. Scommettiamo una cifra che finché il bollino rosa non sarà congruamente incentivato, le aziende non sgomiteranno per ottenerlo. (m.ca.)

I dati inediti presentati al convegno «Stesse opportunità, nuove opportunità», organizzato dalla sottosegretaria al lavoro Rosa Rinaldi, riguardano il lavoro sommerso delle donne. Da un'indagine dell'Isfol (realizzata su un campione di 987 donne a Torino, Roma e Bari) risulta che è femminile il 47% del totale del lavoro sommerso e irregolare (la quasi parità è solo apparente, perchè le donne hanno un tasso di occupazione inferiore agli uomini e non sono presenti nell'edilizia, dove si addensa il lavoro nero). Al Nord la quota femminile del sommerso tocca il 64%, al Centro è del 50%, al Sud scende al 31%. Le variazioni geografiche si spiegano con l'alto numero delle badanti al Nord e con il forte tasso di lavoro irregolare maschile al Sud. Il 43% delle donne intervistate dichiara di lavorare in nero «per necessità», per mancanza d'alternative. Il 17% percepisce la sua situazione come «transitoria». Le restanti lavorano irregolarmente «per convenienza», per non perdere assegni familiari o sussidi).

Un'altra ricerca dell'Isfol evidenzia che in due anni la quota dei contratti a termine trasformati in assunzioni a tempo indeterminato è scesa dal 40 al 25%. La stabilizzazione arriva sempre più tardi (a proposito di «bamboccioni») e per le donne l'attesa è doppia rispetto agli uomini e la percentuale d'uscita dalla precarietà è più bassa.Il gap salariale donne-uomini va dai 3.800 euro netti l'anno per il lavoro dipendente a tempo indeterminato ai 10 mila per gli autonomi. La maternità toglie dal mercato del lavoro 1 donna su 10. Le donne sono il 76% dei pensionati al minimo (quelli che campano con 500 euro al mese) e il 64% di quanti ricevono una sola pensione (per un importo medio annuale di 7.300 euro). Solo l'1,2% delle donne ragginge i 40 anni di contributi, il 52% si ferma sotto i 20. Basta questo per definire un crimine alzare l'età pensionabile delle donne oltre i 60 anni.

«In Italia l'occupazione femminile presenta ancora forti fragilità», riassume Rosa Rinaldi. «Sono neccessarie politiche di conciliazione che favoriscano il lavoro delle donne e non ne penalizzino qualità e salario». Tra le politiche di conciliazione la sottosegretaria ne indica due realizzabili subito e con una spesa sostenibile: ampliare il sistema dei congedi parentali e il part time reversibile richiesto per la cura dei figli sotto i tre anni. Costo 370 milioni l'anno, da prendere dal fondo Inps per le «prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti», in cui confluiscono anche i contributi per la maternità. E' in attivo da anni, ma Tps ha detto no, nella finanziaria quei 370 milioni non ci sono. «Non mi arrendo», promette Rosa Rinaldi, «in tutte le sedi continuerò ad insistere perché il governo destini le risorse necessarie per incentivare congedi parentali e part time reversibile di cura». Quest'ultimo, va riconosciuto come «un nuovo diritto soggettivo».

(il manifesto, 13.10.07)

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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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