20.11.07

 

Sei donne su dieci a casa; una su quattro precaria


Quando avremo un "pacchetto sicurezza" per le donne?

Circa la metà dei 425mila nuovi posti è a termine. Il lavoro reale delude per precarietà e scarse retribuzioni e si aggrava il divario uomini-donne, Nord-Sud. I risultati del Rapporto 2007 presentato questa mattina a Roma. (Adnkronos/Labitalia)

Nel 2006, gli occupati in Italia hanno sfiorato quota 23 milioni, un record storico sia in termini assoluti sia in termini di percentuale di crescita annuale (+2%). Il tasso di disoccupazione, poi, si è contratto al 6%, con una contestuale forte riduzione (tre volte quella registrata nel 2005) dei disoccupati di lunga durata. Una tendenza positiva che dovrebbe ripetersi anche nel 2007, grazie però alla diffusione del lavoro a tempo determinato: circa la metà dei 425mila nuovi posti di lavoro del 2006, infatti, è a termine (+9,7% rispetto al 2005).

In questo scenario, permane un profondo dualismo nel divario territoriale Nord-Sud, una persistente difficoltà all'inserimento nel mondo del lavoro per donne e per over 55, mentre aumenta lo scontento e i lavori reali si allontanano sempre di più dalle aspettative delle persone, a causa della precarietà, delle esigue retribuzioni e delle scarse possibilità di carriera. E' quanto emerge dal Rapporto Isfol 2007, presentato questa mattina a Roma dal presidente dell'Istituto, Sergio Trevisanato. Dopo il biennio 2004-2005, infatti, in cui la crescita dell'occupazione era in buona parte ascrivibile alla regolarizzazione di un numero ingente di lavoratori immigrati, l'aumento registrato tra il 2005 e il 2006, dice l'Isfol, assume caratteri 'strutturali', ''inaugurando - si legge nel documento - una fase nuova''. E le novità non sono solo ''in una sostenuta ripresa del ciclo economico'', ma soprattutto nella ''più elevata velocità di reazione della domanda di lavoro al ciclo stesso, lasciando intravedere una progressiva erosione di alcuni elementi di rigidità del mercato del lavoro italiano''. Sotto il profilo settoriale, è ai servizi che si deve quasi interamente la crescita occupazionale del 2006, mentre dal punto di vista territoriale si profila una ripresa del Mezzogiorno (+1,6%), dopo la serie negativa avviata nel 2003.

Tra le forme di lavoro, dunque, prosegue la crescita del lavoro dipendente a termine, aumentato nel 2006 di circa 200mila unità e pari a quasi la metà (49,4%) dell'intero incremento occupazionale del 2006, con un sensibile aumento rispetto all'anno precedente (45,8%). E l'Isfol ammette che nell'occupazione dipendente ''la componente permanente perde progressivamente peso al ritmo di un punto percentuale a biennio''. Il lavoro a termine è generalmente diffuso tra i giovani, quale principale strumento di ingresso nel mercato del lavoro, e le donne, che presentano un'incidenza dell'occupazione a tempo determinato sul totale dell'occupazione dipendente pari al 15,8%, a fronte dell'11,2% della componente maschile. Inoltre, negli ultimi anni si è registrata una flessione delle trasformazioni di contratti a termine in occupazione stabile e una parallela diminuzione della durata media dei rapporti di lavoro. Consistente anche la quota di occupati in età centrale che permane nella tipologia del tempo determinato. Tra le altre forme di lavoro non standard, si registra un aumento pari al 7,2% dei contratti di collaborazione a progetto e del 15,5% delle prestazioni autonome occasionali. Complessivamente, le forme di lavoro parasubordinato, che hanno raggiunto secondo le stime Istat il livello di circa 500mila unità, rappresentano poco meno del 10% dell'incremento dell'occupazione del 2006; gli incrementi più consistenti si sono registrati nella fascia di età inferiore ai 35 anni (+10,9%), dove è concentrata oltre la metà dei rapporti di lavoro parasubordinato, e nel Mezzogiorno (+16,3%).

Quanto al tasso di occupazione femminile, nel 2006 si attesta al 46,3% contro il 70,7% maschile: un livello ancora molto distante dall'obiettivo fissato a Lisbona (raggiungimento del 60% di occupate entro il 2010). Non solo. La scarsa partecipazione delle donne alla vita lavorativa italiana ha già ampiamente disatteso anche l'obiettivo di medio termine, che proponeva di raggiungere il 57% di occupate per il 2005. Non va meglio con la qualità dei lavori che le donne trovano: una donna su 4 è precaria e nel 2006 solo il 36,7% delle nuove occupate è stato assunto con un contratto di lavoro a tempo indeterminato (contro il 41,4% del 2005), mentre aumentano gli accessi al lavoro mediante contratti a termine, ottenuti dal 36,2% delle neo-lavoratrici nel 2006 contro il 33% di un anno prima. La maternità continua poi a essere ancora un forte ostacolo al naturale proseguimento della carriera lavorativa: nel 2006, ben una donna su nove è uscita dal mercato del lavoro dopo aver fatto un figlio, per l'impossibilità di conciliare lavoro e cura dei familiari.

Infine, quasi 10 milioni di donne in eta' lavorativa non lavorano ne' cercano un impiego (gli uomini in tale condizione sono circa la meta'). Dulcis in fundo: i differenziali salariali di genere, su base annua, sono del 25 per cento.

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"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

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